WANDER

Caro Amore ciao, PER SEMPRE

“Ciao, poco fa ti ho sognata.

 

Te ne stavi lì, seduta su quel trono foderato di velluto rosso con l’anima di legno intarsiato a mano {sicuramente sarà stata realizzata da un abile artigiano agli inizi del 900}.

In grembo il tuo tesoro, la chioma folta e lo sguardo di ghiaccio senza l’ombra di un sorriso o un minimo cenno di contentezza su quel tuo volto che ormai non so più nemmeno se corrisponda alla realtà attuale, tanto è sbiadita l’immagine di te registrata nei cassetti della mia disastrata memoria.

Te ne stavi lì e mi guardavi fissa, inerte, con quegli occhi di chi non sa ascoltare ma sa solo giudicare ciò che in tutta probabilità non è mai stata in grado di comprendere o che forse, semplicemente, non voleva comprendere: spesso la comprensione richiede coraggio e fa molta paura.
La stessa paura che ho sentito percorrermi lungo tutto il corpo mentre scappavo da quel tuo sguardo inquisitore, correndo controcorrente su per quel corridoio cupo in mezzo a due pareti scrostate dall’umidità dell’acqua che scorreva velocissima in direzione opposta alla mia, all’altezza delle mie ginocchia, cercando con tutte le mie forze di lasciarmi la tua immagine alle spalle… sai che fatica, come se ci fosse una qualche energia che volesse impedirmi di scappare definitivamente da te…
Che so anche benissimo essere me stessa in persona… perché no, io non ci ho mai voluto credere davvero che le azioni da te compiute fossero vere, pensavo che il sogno fosse ciò che in realtà ho vissuto sulla pelle e nelle ossa e speravo che un giorno mi sarei svegliata e noi due saremmo ancora state lì a cantare spensierate sotto il sole cocente… e invece la realtà è che hai saputo essere potente come una mazza da baseball scaraventata sul volto, con conseguente caduta di ogni singolo dente possedessi… e quanto ci è voluto a farli ricrescere quei denti!

Un corridoio lungo un centinaio di chilometri, dal quale sembra non si possa uscire.*

La sensazione era quella che secondo me ha provato Alice quel giorno in cui ha deciso di seguire il Bianconiglio giù per il tunnel: fluttuava giù, e non sapeva cosa le sarebbe successo…
ma forse no, Alice non mi sembrava impanicata ed invece io avevo il cuore in gola, sudavo dappertutto ed avevo una paura fottuta… ma sono ragionevolmente le h. 03.02 del 7 Agosto e non mi vengono in mente altri esempi che calzino a pennello.

Ti risparmierei l’immagine delle nutrie che correvano insieme a me nella risalita verso la luce e che nel mentre cercavano di mordermi le caviglie, ma perché nascondere la verità?

So solo che alla fine di quel corridoio, aperta la porticina di legno verde tutta inumidita e con un maniglione di ferro arrugginito, c’era una donna ad aspettarmi.

Ho capito che fosse una donna per via delle caviglie sottili e di un ciuffo di capelli biondi che fuoriuscivano dal cappuccio del suo impermeabile giallo senape, molto simile a quello che mi ha regalato l’amica di mamma la scorsa stagione.

Era lì fuori, tutta incappucciata, il viso coperto e mi aspettava reggendo un enorme ombrello in plastica trasparente, di quelli che se guardi in su vedi il cielo e le gocce di pioggia che cadono.

Pioveva fortissimo, lei mi ha presa sotto il suo braccio, mi ha riparata e mi ha gridato amorevolmente un “Vieni”, che credo non scorderò mai.

Penso proprio che quella donna dal volto misterioso fossi io, perché se c’è una cosa che ho capito all’alba di questi quasi 34 anni, è che solo noi abbiamo il potere di salvarci, nessun altro.

Poi… poi mi sono svegliata.

Ad ogni modo, ti perdono. Chissà quali diavolo di traumi infantili avrai subito pure tu.
Credevo di averti già perdonata da un  pezzo, ma questo sogno è la chiara dimostrazione che evidentemente mi sono raccontata un mucchio di cazzate.

Voglio finirla così questa storia d’amore , per concedermi la libertà di tornare a dormire serena che ne ho tanto bisogno, dopo l’eternità di notti passate a farmi domande alle quali non sono mai riuscita a trovare risposta.

Non so se questo sogno sia stato merito dei plurimi arancini all’nduja mangiati con foga ieri sera o delle piastrelle psichedeliche che ricoprono le pareti del bagno di questa casina Calabra che ogni volta che faccio pipì mi partono di quei trip mentali che non te lo sto nemmeno a spiegare…

So solo che grazie a questo benedetto sogno, credo di essermi guadagnata un’altra fetta delle mie tanto ambite

Pace, Giustizia e Libertà.

Caro amore ciao, per sempre.**
Spero tu possa leggerla prima o poi.”

Questa lettera, scaturita da un sogno che grazia al Karma è realmente accaduto, la dedico a tutte le donne sbagliate della mia vita, che hanno saputo lasciare vuoti enormi, per fortuna non incolmabili e che hanno richiesto enormi sforzi e sofferenze prima che venissero riempiti.
A voi voglio dire grazie più che a chiunque altro, perché senza il vostro passaggio, il viaggio più importante della mia vita non sarebbe mai cominciato: quello dentro me stessa.
E va a finire che poi, forse così “sbagliate per me” non lo siete mai state.

P.S.Questa volta parlo solo al femminile perché sono certa che se tutto questo fosse successo a due maschi, se la sarebbero risolta a tarallucci vino e briscola, un vaffanculo e una pacca sulla spalla {o magari un pugno}.

Ma noi donne no, noi siamo… DONNE!

e una volta passati i 30, i viaggi interiori diventano automaticamente il #MustHave della vitah!

 

*   citazione scomposta da “Discolabirinto” – Subsonica
** citazione fedele da “Ciao per Sempre” – Levante

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *